ORRENDE (PRIME) VISIONI
Ed ecco tutte le prime visioni che compongono questa importante sezione del festival: impossibile non iniziare dall’opera che inaugurerà questa edizione della manifestazione ovvero “Black sheep” che sarà presentato in anteprima nazionale grazie alla Mediafilm! Si tratta di una
spassosa e sfrenata commedia horror girata e ambientata in Nuova Zelanda dove delle innocue pecore subiscono una mutazione genetica che le trasformerà in orribili bestie assassine; il film condisce sapientemente splatter e ironia, sangue e risate e si risolve in un divertimento sublime per lo spettatore!!!
La contaminazione fra horror e commedia è centrale anche nel film austriaco “On evil grounds” diretto da Peter Koller e messo a disposizione dalla Intramovies (World sales di questo interessante titolo); definito anche come una rilettura moderna di Romeo e Giulietta (cosa evidente sin dai nomi dei protagonisti) , è indubbiamente un’opera originale e piuttosto eccentrica che riesce a citare e frullare al proprio interno il cinema di Sergio Leone e Miike Takashi coi cartoon di Tex Avery…
Un’altra anteprima nazionale, in video, sarà quella di “Buried alive” che fra poco sarà distribuito dalla Eagle in dvd, ma che avrà la sua prima uscita pubbilca proprio a Pesaro (grazie anche alla VIDEA-CDE); su uno schema classico (un gruppo di ragazzi in gita nel posto sbagliato…) si inserisce l’arrivo del “mostro” di turno, nientepopodimenoche interpretato da Tobin Bell (notissimo per la saga di Saw); uno di quei pop-corn horror ideali per rinfrescare con qualche brivido le serate degli spettatori…
Decisamente originale è invece il film australiano “Perfect creature” ambientato nel 1960, in cui si immagina un mondo in cui convivono in pace esseri umani e vampiri e dove questi sono considerati uno stadio evolutivo più avanzato dell’uomo. Un horror d’autore dove il silenzio tra una battuta e l’altra conta più di uno schizzo di sangue, il film scritto e diretto da Glenn Strandring riesce a creare un’atmosfera densa ed elegante dove gli essere umani sono sporchi e nervosi mentre i vampiri sono colti e malinconici.
Il cinema italiano sarà presente in questa sezione con il documentario “The Diabolikal Super Kriminal” girato da Ss-Sunda e che ricostruisce la storia di un fenomeno editoriale della seconda metà degli anni Sessanta, il fotoromanzo Killing. Concepite a ridosso del successo di Diabolik, il più noto anti-eroe in calzamaglia creato dalle sorelle Giussani, le gesta efferate del sadico Killing e della sua inseparabile compagna Dana rappresentarono l’apertura delle cateratte del sesso e della violenza nell’ambito delle edizioni cartacee nostrane, e fu subito successo. Il documentario offre la possibilità di conoscere coloro che produssero, diressero e interpretarono le dissacranti pagine di un culto, esportato in decine di paesi e concepito in ogni suo scatto con quella dinamicità cinematografica che lo contraddistinse dalla pletora di imitatori che invasero le edicole dell’epoca.
Ma a Pesaro non mancherà un tocco d’Oriente con “Black House” diretto dal coreano Terra Shin abilissimo nella messa in scena degli ambienti, insieme accurata e di significato simbolico. L’appartamento dell’agente assicurativo (il protagonista della storia) rappresenta un luogo accogliente e sicuro: l’antitesi della casa oscura del titolo, dove si svolge la seconda, claustrofobica, parte del film. Un luogo fuori dal tempo e dallo spazio comuni, che conduce lo spettatori attraverso una serie di ambienti via via più inquietanti e minacciosi.
A completare il quadro delle Orrende (prime) visioni sarà “Joshua“, molto ben diretto da George Ratliff e interpretato ottimamente da Sam Rockwell, Vera Farmiga e il piccolo Jacob Kogan
nei panni del ragazzino del titolo che vive con la famiglia perfetta in un appartamento perfetto di Manhattan. L’arrivo di una sorellina farà da detonatore a una situazione di calma apparente; la tensione che si crea è assolutamente magistrale, come i riferimenti a Alice nel paese delle meraviglie e all’aura di mistero che avvolge il racconto; il regista firma un piccolo classico dell’horror anche se il pubblico Usa non ha fatto la fila per vederlo. In realtà è un buon segno, poichèè proprio il mix lusso-angoscia, privilegio e paura, a mettere davvero a disagio.